Ogni mattina mi sveglio ed esercito il mio diritto di essere felice.

Sono nato in un Paese libero e ringrazio sempre chi ha vissuto e combattuto perché fosse libero.
Vivo in un Paese democratico, dal clima mite, e con un’economia abbastanza solida.
In misura variabile in base al periodo, ai limiti di bilancio, alla classe politica che ci governa posso dire però che ho diritto
a una casa,
al lavoro,
alla salute,
all’istruzione.
Ho il diritto di passeggiare mano nella mano con la mia compagna. O con il mio compagno.
O con entrambi!
Perché ho il diritto di essere chi sono. Che è la base del mio diritto alla felicità.
Ho il diritto di ascoltare la musica, in casa, per strada…
Ho un cellulare che mi connette col mondo e con degli amici.
Ho un blog, un profilo facebook, un account su instagram e sempre, in ogni occasione, posso esprimere la mia opinione, anche se non coincide con quella dei potenti.
Ho diritto a dei giorni di riposo, e di stare a casa se sono malato.
Ho il diritto di vaccinarmi per impedire una malattia.
E anche di non farlo.
Ho il diritto di espandere la mia coscienza, di crescere, di diventare una persona migliore.
Ogni giorno, ogni ora io posso esercitare il mio diritto di essere felice, di stare al mondo, di respirare, di sognare
Ma oggi mi è tornato in mente un episodio.
Uno di quei fatti che in genere durano un giorno o due nel dibattito pubblico: emozionano, indignano, diventano trending topic, e poi svaniscono nel nulla, senza cambiarci mai veramente.
Eppure oggi mi è tornato in mente.
È la storia di quel ragazzo di 14 anni morto annegato mentre tentava di attraversare il mediterraneo e la storia della sua pagella, con i voti delle materie scritte in arabo e francese, piegata con cura, ricucita nella sua giacca, e ritrovata sulla riva.
Con quanto orgoglio, con quanta speranza quella pagella è stata cucita nella sua giacca, accanto alle cose più preziose.
Io vivo in un Paese libero e posso esercitare oggi giorno il mio diritto di essere felice, ma non è così per tutti.
Su questa Terra meravigliosa ci sono luoghi che noi uomini abbiamo reso inospitali per lo stesso genere umano.
Ci sono terre con climi diventati ostili.
Terre insanguinate delle guerre.
Terre inaridite da dittature e totalitarismi.
Terre avvelenate da estremismi religiosi.
Sono terre in cui non puoi esercitare il tuo diritto di vivere felice.
Non puoi essere felice.
Non puoi essere.
È allora che le tue radici escono per cercare altra terra.
La Terra!
Quella col punto esclamativo alla fine, quella che è una speranza, una dolce promessa, un ritorno a casa, mentre lasci la casa.
È la stessa Terra che ti ha nutrito e che ora ti richiama a sé, anche se altrove, pur di consentirti di vivere il tuo diritto di essere felice
Penso alla madre che ha cucito la pagella su quella giacca. Penso al ragazzo che l’ha indossata con orgoglio e con speranza. Penso al loro sacrosanto diritto di inseguire la felicità.
Ogni mattina mi sveglio e esercito il mio diritto di essere felice.
Ma come posso essere felice se al mondo esiste un altro essere umano che non può aspirare alla mia stessa felicità?
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