Mam-ma

Magari non c’entra niente con la meravigliosa armonia che regola il rapporto delle creature su questo pianeta, ma la notizia della morte di mia madre, ieri, è stata accompagnata dalla fioritura della magnolia in giardino. Rami che si estendono verso le finestre del salone in cui è esposto il suo corpo, e che invadono di un odore intenso tutto lo spazio. Un profumo che sembra provenire proprio dal suo corpo, che per questo viaggio finale indossa una camicia che ha il colore e la consistenza di quel fiore.Oggi è l’ultimo giorno in cui mamma, seppure morta, coordina con sapienza i movimenti della casa, perché qui tutto parla di lei, dalla posizione degli oggetti, alla direzione che deve prendere il glicine in giardino. Così sta guidando anche i nostri movimenti per l’ultimo saluto: l’accoglienza, il comportamento da tenere, le regole da seguire. E’ l’ultimo giorno di questo governo materno. Dopo chissà cosa accadrà, chissà se avremo imparato abbastanza bene a stare al mondo.Questi giorni in cui l’abbiamo accompagnata nella sua lenta agonia sono stati un processo anche per noi figli, impotenti di fronte alla sua sofferenza. Abbiamo imparato che gli abbracci e le carezze sono più efficaci della morfina e che il suono del suo nome, che per noi è mam-ma, è un mantra di una potenza incredibile, capace di riportarci a una memoria fuori dal tempo, in cui tutto ha origine e a cui tutto torna. Se in principio era il verbo, il verbo era mam-ma. Se esiste un Dio, ha mammelle morbide e un ventre accogliente. E nello stesso tempo è un bambino che ha bisogno di cure. Abbiamo imparato a piangere con discrezione, in modo che lei non lo vedesse, non lo sentisse, e a mendicare ancora amore da quel corpo sofferente, che non ha mai smesso di fare i nostri nomi, di stringerci le mani, di baciarci con i baci più dolci e puri di sempre. Ciò che abbiamo vissuto come uno strazio, in realtà è stato un regalo immenso, estremo, doloroso, ma che ci accompagnerà per sempre. Come se ci avesse svelato d’un tratto il mistero della sua apparente severità, che era solo dolcezza trattenuta, perché in questo mondo serve anche il rigore, la responsabilità, la determinazione. Ma tutto deve nascere dall’amore e finire nell’amore. Le prime a renderle omaggio ieri sono state le sue colleghe, le insegnanti della scuola in cui ha lavorato per tanti anni, o meglio, come diceva lei, in cui “ha prestato servizio”. Ma mamma ha continuato a insegnare ogni giorno della sua vita, dovunque, e come solo i grandi Maestri sanno fare, cioè con l’esempio. Le cose da fare, e quelle da non fare. Senza proclami, senza giudizi. Un’intelligenza sopraffina, di quelle che non hanno bisogno di gesti eclatanti per affermarsi, che hanno superato la volgarità dell’ego e lavorano in silenzio per una causa più grande. La sua bellezza esteriore era il riflesso di questa virtù interiore. Una luce negli occhi, pura e buona. Perdonatemi se dico queste cose, era la mia madre amata, ma anche la mia rispettata Maestra.

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